Tornare sulle proprie tracce

 

E’ qui.. a 100 metri da questa foto che 4 anni fa mi fermai a bere una birra sulla spiaggia e conobbi tre ciclisti. Uno di questi festeggiava i primi 10.000 km di Viaggio. Io festeggiavo i primi 15.000 chilometri meno sportivi e motorizzati. Ricordo ancora quella sensazione di aver iniziato una nuova vita.. ma che ancora chiamavo “esperimento” per lasciare alla coscienza una via di fuga, una possibilità di ritirata in caso di fallimento e poter archiviare tutto come un avventuroso colpo di testa.

E allora perché chiamavo il mio Blog Longwalk.. ? il lungo cammino? una parte di me anelava al moto perpetuo, al lungo raggio, al divenire lento. Quella parte aveva ragione, il cammino era lungo, ma non sapeva come sarebbe diventato. Quindi i discorsi al tavolo si facevano pieni delle emozioni del presente ma piuttosto vaghi ed ipotetici sul futuro. Avevamo il nodo in gola d chi non riesce a raccontare la gioia ma anche l’ombra dell’incertezza alle calcagna. Ci chiamavamo “cani sciolti” io e lui. Sciolti dal sole ottombrino perché  scotta forte quando tocchi il tropico ed anche  sciolti da un quotidiano che cercavamo di spingere ancor più nel passato nonostante il mio cammino, ancora corto, non contava nemmeno un paio di mesi.

Ed ora sono qui con Olga, “a ripassare il passato” solcandone la medesima geografia 4 anni dopo. Sulle tracce di un me stesso fantasma che piantava la tenda proprio qui, sui ciotoli di pietra dove quel tavolino appoggia ancora con vista mare. Ma non c’è il ciclista e nemmeno la mia ombra di 4 anni fa, ci siamo io e lei invece. A preoccuparci del futuro, di come e se staremo insieme, di come sopravviveremo, ed a festeggiare che il longwalk era veramente lungo. Quella parte aveva ragione..

Aveva ragione.

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